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Mastoplastica Secondaria

A volte succede che alcune pazienti non siano soddisfatte dei risultati ottenuti dopo un primo intervento di mastoplastica additiva e quindi chiedono di rifare il seno per la seconda volta.

Questo può accadere per molti motivi. Talvolta perché per un primo intervento si sono rivolte a persone poco competenti , oppure perché desiderano un seno più grande o diverso rispetto alla richiesta iniziale, o perché sono passati molti anni dall’intervento precedente ed il fisico ha subito cambiamenti (ad esempio dopo una gravidanza), o perché le protesi sono di vecchia generazione o ancora perché si possono essere verificate delle complicanze.

Per poter restituire i risultati sperati dalle pazienti, si può ricorrere quindi ad un intervento di revisione, una mastoplastica secondaria.

Seconda Mastoplastica: cambio protesi

Quando una mastoplastica additiva è andata male si può ricorrere ad un intervento di correzione. In genere si cerca di intervenire, per non creare nuove cicatrici, praticando un incisione nello stesso punto in cui è stato eseguito l’intervento precedente, ovviamente questo non è sempre possibile quindi bisogna valutare caso per  caso.

Si procede poi alla risoluzione dell’inestetismo presente con la rimozione o sostituzione delle protesi o praticando un lipofilling a correzione delle imperfezioni causate dalla prima mastoplastica non riuscita bene.

Correzione Mastoplastica Additiva

Dopo una mastoplastica additiva possono presentarsi varie complicanze che come abbiamo già detto, devono essere affrontate con un secondo intervento.

Rippling

E’ un termine inglese che letteralmente significa “increspatura/ondulazione. Questo fenomeno non si manifesta subito dopo l’intervento ma si evidenzia dopo qualche mese con la comparsa di alcune “rughe” sul seno.

Perché accade?

  • per la coesivita’ della protesi non adatta alla qualità dei tessuti della paziente
  • quando la paziente è molto magra e le viene impiantata una protesi sotto la ghiandola e non sotto il muscolo, quindi in una posizione troppo superficiale.

Nella scelta della protesi è quindi molto importante che il chirurgo valuti bene il tipo di coesivita’ della protesi, la forma e il tipo di impianto ossia sottoghiandolare o sottomuscolare.

Se l’inestetismo è molto evidente si può considerare un secondo intervento per sostituire le protesi, privilegiando protesi anatomiche oppure impiantandole in un piano più profondo, retromuscolare, o ancora effettuare un lipofilling per riempire e aumentare lo spessore del tessuto, coprendo bene la protesi.

Contrattura capsule

Un’altra complicazione, forse la più frequente in un intervento di mastoplastica additiva è la contrattura capsulare. Si tratta di una formazione fibrosa che appunto “incapsula” la protesi creando un indurimento anomalo, oppure un’asimmetria nella forma. Procura una dolenzia acuta spesso solo in una delle due mammelle e la comparsa di pelle “raggrinzita” sulla superficie della mammella. La contrattura capsulare può avvenire in tempi diversi, da poche settimane dopo l’intervento ad alcuni anni dopo. In pratica è una cicatrice che si crea sulla ferita creata dal chirurgo nel creare la tasca dove inserisce la protesi, che va incontro ad una contrattura a causa di una cicatrizzazione anomala, ipertrofica.

E’ importante che nella fase iniziale della contrattura la paziente si rivolga subito al chirurgo per una valutazione.Talvolta il fenomeno può essere affrontato e risolto con cicli di terapia cortisonica o con terapia antibiotica. Altre volte si può praticare una rottura della capsula attraverso una compressione manuale esterna. Nei casi in cui queste strategie risultino inefficaci si sottoporrà la paziente ad un nuovo intervento chirurgico con sostituzione delle protesi.

Dislocazione delle protesi

Un’altra complicanza abbastanza comune è la dislocazione delle protesi, ovvero, uno spostamento anche minimo della  protesi a causa dell’eccessiva sollecitazione muscolare a cui è sottoposta. Anche una minima variazione può determinare una modifica significativa della simmetria mammaria. Non sempre è possibile riposizionare la protesi manualmente e il più delle volte, è necessario un intervento chirurgico. La protesi può dislocarsi verso l’alto o verso il basso, oltre il solco mammario. In alcuni casi di lassità capsulare si può verificare uno spostamento laterale verso la linea ascellare.

Scivolamento delle protesi

Un’altra complicanza dopo una mastoplastica additiva può essere lo scivolamento della protesi in una posizione troppo bassa rispetto all’areola e sotto il solco mammario. Questo conferisce al seno un aspetto estetico sgradevole e innaturale e richiede nuovamente l’intervento del chirurgo. Fortunatamente interessa una piccola percentuale di pazienti e spesso insorge solo in quelle che presentano una lassita’ cutanea maggiore che provoca un cedimento dei tessuti. Più frequente se le protesi vengono collocate in posizione sottomuscolare o se vengono scelte protesi troppo grandi rispetto alle dimensioni del torace.

Può accadere anche perché la tasca dove andrà inserita la protesi mammaria non viene preparata bene durante il primo intervento, è sempre molto importante quindi rivolgersi a chirurghi specializzati e competenti e con grande esperienza in questo campo.

Per risolvere questo lo scivolamento è necessario un nuovo intervento per riposizionare la protesi, fissandola meglio con suture interne, nel punto stabilito in origine col primo intervento, in modo che la protesi in futuro non possa scivolare nuovamente.

Doppio solco

Un’altro possibile problema è rappresentato dal doppio solco, un inestetismo che si presenta come una sorta di “scalino” nel polo inferiore della mammella che ha uno spessore da 1 a 3 cm. Saranno presenti quindi visibilmente sia il primo solco originario sia il secondo.

È determinato da un difetto di copertura della protesi da parte della ghiandola, spesso dovuto a mammelle iposviluppate nel polo inferiore (mammella tuberosa) o se nel tempo c’è perdita di volume dei tessuti mammari (per riduzione di peso, allattamento, disturbi ormonali) e si determina un difetto di copertura della parte inferiore della protesi.

Quanto dura un intervento di mastoplastica secondaria?

La mastoplastica secondaria è un intervento che può durare a seconda della difficoltà, per un tempo che può variare dai 60 ai 120 minuti. È praticata in anestesia generale e prevede il ricovero di una notte. La seconda mastoplastica può essere praticata non prima di sei mesi dal precedente intervento, tempo minimo per consentire ai tessuti di assestarsi.

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